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La pulizia dei denti
(del 16/02/2013 @ 18:45:44, in Igiene orale, linkato 1847 volte)
La spazzolatura dei denti rappresenta l'elemento base per una buona igiene orale del proprio animale.

Difatti la mancata applicazione di questa pratica igienica rientra nell’eziologia delle numerose affezioni che colpiscono il cavo orale (quali gengiviti, periodontiti, alitosi). Proprio per questo la collaborazione del proprietario nell’effettuare tale operazione risulta essere molto importante per il medico veterinario e con la stesura di tale articolo si cerca di fornire il miglior metodo per poter effettuare la pulizia dei denti nel modo più semplice possibile per i proprietari e meno stressante per gli animali.


Il primo consiglio da dare ai diversi proprietari è di non affidarsi ciecamente ai diversi prodotti in commercio che promettono di mantenere puliti i denti del proprio animale attraverso il loro masticamento (bastoncini, ossa di bufalo, etc.). Difatti tali prodotti non possono garantire gli stessi risultati di igiene che invece assicura una buona opera di spazzolatura; senza considerare poi che alcuni di essi possono costituire un aggravio sul peso forma dell'animale.

Dunque risulta essere molto più utile abituare il proprio animale alla pulizia dentale sin da cucciolo in modo tale che una volta adulto, periodo in cui vi è un maggior accumulo di tartaro sui denti, possa mostrare un maggior spirito di collaborazione all'operazione di spazzolatura.

Affinche l’animale si abitui ad accettare la manipolazione della bocca da parte del proprietario è bene iniziare introducendo la mano nella bocca dell’animale per poi incominciare a massaggiare con il dito i denti nell’atto di mimare l’azione dello spazzolino. Per rendere questa operazione il più piacevole possibile al vostro animale è importante lodarlo durante l’intera durata dell'opera. Nei primi periodi la durata dell’intera operazione di manipolazione della bocca non dovrebbe essere maggiore di 5 minuti almeno nelle prime 2-3 settimane, per poi passare gradualmente a sessioni di durata maggiore. Non appena l’animale si mostra infastidito è opportuno terminare la seduta con una nota positiva per poi riprovare l’operazione in un secondo tempo.

Il passo successivo consiste nell’introduzione del dentifricio. E’ importante ricordare che nei propri animali non si devono mai utilizzare dentifrici per uso umano, dato che questi contengono fluoro ed agenti schiumogeni che possono essere causa di problemi gastrici una volta ingeriti.

Quindi è opportuno l’utilizzo di appositi prodotti ad uso veterinario che, se anche ingeriti durante l’operazione di pulizia, non possono causare danni nei vostri animali. La funzione primaria dei dentifrici per uso veterinario non è tanto quella di pulire i denti, bensì di fungere da gustosa leccornia durante l’operazione di spazzolatura, di cruciale importanza nell’ambito dell’igiene orale. Per abituare l’animale all’aroma del dentifricio, è consigliabile spalmare un piccolo quantitativo del prodotto sul proprio dito per poi iniziare a passarlo sui denti del proprio animale dall’alto verso il basso, ricordandosi di massaggiare anche le gengive oltre che i denti e di gratificare continuamente l’animale.

Poi si passa allo spazzolino da denti la cui azione meccanica rappresenta il principio fondamentale per ottenere una buona pulizia. Anche in questo caso vi sono in commercio prodotti specifici per uso veterinario, ma risulta sufficiente anche uno spazzolino per bambini a setole morbida, con il manico lungo e la testa piccola.
Prima di introdurre lo spazzolino nella bocca dell’animale bisogna sempre inumidirlo per poi applicarvi sopra una striscia di dentifricio che dovrà essere spinta a fondo fra le setole.




A questo punto, tenendo lo spazzolino come una penna, si inizia a passarlo unicamente sui canini effettuando un delicato movimento in senso verticale sino a che l’animale non abbia accettato lo spazzolino. Quando poi l’animale non si oppone più a questa operazione, si può iniziare a praticare un delicato movimento circolare ed a spostarsi lungo i denti dell’arcata superiore, dai canini a quelli più indietro, pulendo prima un lato e poi l’altro, ma evitando inizialmente i denti anteriori. Dal momento che il tartaro si accumula per la maggior parte sulla superficie esterna dei denti, è importante concentrarsi su questa zona. Si passa quindi ai denti dell’arcata inferiore, aumentando gradualmente il tempo e la pressione dedicati a ciascun dente. Anche in questo caso bisogna sempre ricordarsi di lodare l’animale ogni volta vi sia l’opportunità.

L’ultima fase della pulizia riguarda la spazzolatura dei denti anteriori dell’animale.

Nel cane, si deve appoggiare il dito medio sulla sommita del naso e l’indice fra le narici e la bocca, facendo attenzione a non interferire con la respirazione dell’animale, ed il pollice sul labbro inferiore. Ciò permette al proprietario il controllo della testa e delle labbra del cane e permette di eseguire la spazzolatura dei denti con un movimento verticale.

Nei gatti, invece, si deve appoggiare delicatamente il palmo della mano sulla testa, afferrando la mascella con il pollice e l’indice per poi passare alla spazzolatura dei denti anteriori, compresi i canini.


Ancora una volta è bene ricordare che i primi tentativi potrebbero risultare molto difficoltosi, data anche la scarsa collaborazione del proprio animale, ma con la giusta tenacia e pazienza si potranno ottenere ottimi risultati e contribuire attivamente alla cura del proprio animale.
 
 
Epilessia: i giusti consigli per il proprietario
(del 15/02/2013 @ 13:09:16, in Epilessia, linkato 27538 volte)
Le crisi convulsive costituiscono un' importante realtà della medicina veterinaria, in quanto coinvolgono emotivamente il proprietario, che richiede senza indugio un consulto medico; contrariamente a quanto accade per patologie a carico di altri apparati, come quello gastroenterico o della cute, dove spesso osserviamo lesioni ormai già cronicizzate.
In caso di crisi è comprensibile la tensione emotiva che si scatena nel proprietario che all' improvviso e per la prima volta vede il suo animale cadere a terra, perdere la coscienza e tremare incontrollabilmente, anche con episodi di ipersalivazione e perdita di urina e feci; risultando inoltre inutili qualsiasi tipo di attenzioni che il proprietario cerca di trasmettere all'animale in quel momento per cercare di tirarlo fuori da quello stato di parziale o totale incoscienza.



Quindi il primo consiglio che desidero trasmettere ai proprietari nel caso di un animale con una convulsione in atto è quello di NON PERDERE LA CALMA, evitando di eseguire azioni irrazionali e inconcludenti, che né al proprietario né all'animale servono.

In secondo luogo è utile assicurarsi che l’animale non possa ferirsi urtando contro mobili o mura, evitando inoltre di porre le mani in bocca all'animale che potrebbe incosciamente serrarla, “chiudendovi" quindi le vostre mani al suo interno. Infine, è necessario anche contattare il vostro veterinario di fiducia che almeno telefonicamente potrà rassicurarvi con ulteriori indicazioni.


Per meglio comprendere e non equivocare i termini utilizzati dal vostro medico veterinario è utile specificare rapidamente che cosa s’intende per:
  • ATTACCO: si riferisce ad un disturbo involontario delle normali funzioni del sistema nervoso senza riferimento alla causa e al tipo;
  • CONVULSIONE: indica un attacco che si manifesta con una rilevante attività muscolare (movimenti veloci e ritmici degli arti anteriori e/o posteriori chiamati di “pedalamento”, estensione del collo con la testa tirata indietro)
  • EPILESSIA: è una condizione di convulsioni ricorrenti.
  • EPILESSIA IDIOPATICA: sono tutti i casi di epilessia di origine dubbia o la cui causa non è determinabile. A questa diagnosi ci si arriva solo dopo aver escluso altre cause di epilessia identificabili con le normali indagini diagnostiche.
  • SINCOPE: è uno stato di debolezza e/o svenimento improvviso con barcollamento e spasmi della muscolatura dovuto ad una diminuzione dell’apporto d'ossigeno e glucosio al cervello; solitamente legata a problemi cardiovascolari (cuore e vasi). Per la somiglianza ad una crisi epilettica si tende a confondere le due cose, potendo sviare il medico lungo il suo iter diagnostico.
L’epilessia è quindi un sintomo  (NON UNA DIAGNOSI) di malattie localizzate al cervello o il sintomo di malattie, che solo secondariamente si riflette sul cervello, ma che primariamente interessano altri organi come fegato, pancreas, reni.
A questo proposito tra le malattie che possono essere causa di convulsione è bene ricordare il Cimurro,  affezione sostenuta da un virus (paramixovirus) che tra le varie forme in cui si può presentare all'interno di un animale infetto (cutanea, respiratoria, intestinale) vi è inclusa anche la forma nervosa con il soggetto che manifesta crisi convulsive, masticazione a vuoto e molto più frequentemente mioclonie che possono interessare vari distretti muscolari.



Un grosso limite che ci pone la medicina veterinaria attualmente in Italia è l'impossibilità di indagare direttamente la funzionalità del cervello con l'elettroencefalogramma (E.E.G.) sia per i costi che per la mancanza di appropriate strutture.
Da qui nasce l'esigenza di ricorrere alle varie indagini diagnostiche a nostra disposizione come esami del sangue, urina e feci; radiografie, ecografie, T.A.C.  Risonanza magnetica, E.C.G. che ci permettono di indagare sulla piena funzionalità di organi la cui alterazione potrebbe essere causa di crisi convulsive

In molti casi le indagini prima accennate rientrano nella norma, per cui per esclusione l’attenzione viene focalizzata sulle patologie a carico del cervello indagabili con T.A.C. e Risonanza Magnetica, oggi facilmente eseguibili a costi alquanto contenuti.

A questo punto è bene sottolineare, specialmente per i proprietari dei nostri pazienti, che la negatività delle varie indagini proposte, a fronte delle spese e dell' impegno sostenuto, non deve essere accolta come uno spreco nell'ottica del conseguimento di una sicura e precisa diagnosi per le crisi convulsive del proprio animale, bensì deve rappresentare una rassicurazione sul buono stato di salute generale del proprio animale ma soprattutto un'esclusione del possibile rischio di morte imminente del paziente; dato che la domanda più ricorrente già alla prima visita, specialmente nei casi di convulsioni, da parte della maggior parte dei clienti è: "Dottore, ma il mio cane/gatto può morire?"

Inoltre, ancor prima dell‘esecuzione dei vari esami diagnostici, è di rilevante importanza fare una ricerca sulla vita passata e presente dell'animale sulla quale,  visto che i nostri pazienti purtroppo non parlano, i proprietari hanno un ruolo fondamentale.
Questa indagine che in medicina si chiama anamnesi serve ad indirizzare l'attenzione del medico veterinario verso un gruppo di patologie quali possibili cause di epilessia, escludendone delle altre.

TERAPIA FARMACEUTICA CON ANTICONVULSIVANTI

Innanzitutto un bravo medico veterinario non deve assolutamente, per alleviare l’ansia e la preoccupazione del proprietario, o peggio ancora per superficialità o per superbia, cadere nell'errore d'iniziare una terapia con anticonvulsivanti o sedativi  senza escludere cause più comuni e banali di epilessia che assolutamente non vengono curate con i farmaci sopra accennati.
Difatti i farmaci anticonvulsivanti possono nel tempo non essere più efficaci a controllare la crisi se l'epilessia non è di tipo ereditario/idiopatico, provocando quindi più danni delle crisi convulsive stesse.

Quindi una terapia con anticonvulsivanti è consigliabile incominciare, in accordo con il proprietario, solo quando i vari esami diagnostici non hanno permesso di riconoscere l'origine dell'epilessia oppure nel caso in cui
le crisi si manifestano in maniera sempre più frequente (3-4 al mese) e/o con maggior durata (più di 5 minuti).

Inoltre è importante informare il proprietario della filosofia diagnostica e terapeutica alla base di questo trattamento farmaceutico.
Difatti questa cura ha una natura più palliativa che terapeutica, oltre che a presentare effetti collaterali di natura epatica a lungo termine ed a richiedere un costante e reale impegno da parte dei proprietari sia nella somministrazione del farmaco (da effettuare almeno due volte al giorno per tutta la vita dell'animale) ma soprattutto dal punto di vista economico, poichè è necessario sottoporre periodicamente l'animale a controlli clinici ed ematologici per visionare sia l'eventuale insorgenza di effetti collaterali che per determinare eventuali variazioni nella dose del farmaco da somministrare.

Poiché il successo di tale terapia risiede principalmente nella costante collaborazione del cliente (per periodi che coprono di norma l'intero arco di vita dell'animale) sarà compito del medico veterinario far comprendere al proprietario quanto sia fondamentale seguire alla lettera le sue istruzioni, permettendo quindi all'animale colpito da epilessia ereditaria di condurre una vita tranquilla e normale.

Inoltre è importante che il proprietario sappia di come gli attacchi che colpiscono il proprio animale non rappresentino fonte di dolore per il soggetto stesso, di come la capacità di apprendimento e di pensiero, cosi come l’affetto tra animale e proprietario, non risulti mai essere messa in discussione ma soprattutto che la probabilità di morte durante una crisi risulti essere davvero minima in un animale tenuto sotto controllo e con epilessia ereditaria ben trattata; perciò le facili ed economiche eutanasie è bene lasciarle a coloro che, e tra questi vi sono inclusi anche professionisti del settore "disinformati" o negligenti, si nascondono dietro la fatidica ed ipocrita frase “preferisco che si faccia l’eutanasia perché non voglio che l'animale soffra”.

Difatti, con la giusta informazione ed abnegazione, sarà possibile per il proprietario convivere con l’animale che si ama, anche se questi presenta una malattia cronica e parzialmente invalidante come l’epilessia.
 
 
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